venerdì 15 maggio 2015

Il dio Pulper, di Francesca La Froscia


Il dio Pulper


Può un serial killer andarsi a rintanare a Mantova? Mi sembra di sognare... Eppure, il mio capo continua a ripetere che lo spappolatore compulsivo di capocce si trova proprio qui.

Oggi, sette settembre, giorno del mio settenario di matrimonio, anziché essere nella suite dell’hotel Elite di Capri, a festeggiare con mio marito, mi trovo a seguire le tracce di un pazzo. Sì, questo assassino è proprio folle! Ma si può? Scegliere una città settentrionale d’arte, come scarica-paturnie, invece di andarsene, che ne so, in Aspromonte!


E io, tapina di una investigatrice della polizia scientifica, che non si può permettere di dire “ci penso domani”, porto la mia sagoma indolente nei vicoli di Mantova nella speranza (vana) di rimediare notizie utili per acciuffare l’uomo Pulper. Cavoli, Mantova è proprio bella!


Ma quale potrebbe essere il nesso tra Pulper e il luogo dei Gonzaga? Boh? Certo che... se ne sapessi a pacchi di storia e di arte... mannaggia a me e a quando giocavo alla play-station invece di studiare! Mi servirebbe una metamorfosi in Sgarbi!


Idee a raccolta, please! Dunque, dove mi trovo? Sono davanti al Palazzo Te: un’autentica meraviglia! E se il tipo fosse qui dentro?

Ah, però! Solo il restauro della serliana della Loggia d’onore è venuto a costare settecentomila euro! Ma chissenefrega! Uffa, devo stanare il mostro...


Il monumento è a pianta quadrata; al centro si trova un cortile ampissimo, quadrato anch'esso, con un labirinto e con quattro entrate-uscite sui lati...
Be', come luogo per maciullare meningi, si presta! La dinamica potrebbe essere questa: ci sta un turista indeciso... non sa se attraversare o meno il labirinto... Pulper è appostato con discrezione, come un avvoltoio, in uno dei lati e ha con sé la mazza spaccacranio... all'improvviso, come un fulmine, si materializza e dà un colpo, ben tarato, al visitatore... sempre come una saetta, s'infila nel labirinto, che conosce meglio delle sue tasche, e ne esce, in un nanosecondo, per buttarsi nel varco di un altro lato... Pulper è già lontano (un tot) quando si scorge la mattanza...

Wow, tutto torna! Magari! Manca il collante...
Allora: Mantova, Gonzaga, Palazzo Te, serial killer, teste maciullate (compresa la mia, a furia di pensare) e un nesso... che non c'è manco a inventarmelo, cazzo!

Quanti vestiboli; fantastica questa sala, è tutta un graffito! Sarà un dipinto settecentesco... ma no! Sta scritto qui: “L'affresco della Caduta dei Giganti fu dipinto fra il 1532 e il 1535 e ricopre la stanza, dalle pareti al soffitto, con una rappresentazione illusionistica della battaglia tra i Giganti, che tentano di salire all'Olimpo, e Zeus”.


Ok, la materia artistica non è proprio il mio forte, ma mi riscatterò con la soluzione di questo rebus. La chiave si trova sicuramente in questa raffigurazione. Fammi leggere gli altri appunti nella bacheca:

“La Sala dei Giganti costituisce un vero e proprio unicum nella storia dell’arte moderna, poiché Giulio Romano vi propone una sperimentazione pittorica originale e ineguagliata per secoli. L'ambiente è concepito come un insieme spaziale continuo, ove l'invenzione pittorica interagisce con la realtà e lo spettatore si sente catapultato nel mito. I limiti architettonici sono dissimulati dalla pittura, che si stende senza soluzione di continuità su pareti e volta. La vicenda che viene messa in scena è quella della Caduta dei Giganti, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio. I Giganti, abitanti della terra scellerati e presuntuosi, vogliono sostituirsi agli dei e, per fare ciò, tentano di conquistare il monte Olimpo. Ne consegue, pertanto, la reazione di Zeus. Egli punisce i Giganti, scatenando contro di loro la furia degli elementi, con i fulmini infallibili.”

Eureka! È il delirio di onnipotenza, che scaturisce dall'empatia di Pulper-spettatore verso cotanto scenario, a far scattare l'impulso. Il trasporto è così totale e galvanizzante da farlo sentire il dio di siffatto luogo. Questo è il tempio di dio Pulper e i turisti sono dei nemici, come i Giganti, da annientare...

Bene, fino a qui ci sono. Neppure il settemviro degli Epuloni sarebbe riuscito a snocciolare tanta roba! Ora, la vedo dura: mi tocca trovare il legame tra mazza e fulmini...

«Scusi, signora, le va di percorrere insieme il labirinto?»

Oddio! È lui!

5 commenti:

  1. Grazie, Sauro carissimo, per aver accolto il mio racconto :)

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  2. Grazie a te per aver condiviso il tuo gioiellino sul mio blog!

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